alessandrotricarico
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Camini {2020}

Gigantografie

Questa è la storia di due bambini che non si sono mai conosciuti, Mohamed e Rorò.
Questa è una storia di due migrazioni avvenute a quasi 40 anni di distanza, a dimostrazione che la storia è un cerchio più che una linea temporale.
Questo è un piccolo paese dell’entroterra calabrese, Camini, dove vivono circa 400 abitanti. Di questi quasi un centinaio sono migranti.
Rodolfo, detto Rorò, come tanti è dovuto emigrare in Germania per sperare in una vita migliore.
Mohamed invece è scappato dalla Siria circa 4 anni fa e dopo un calvario infinito, insieme alla sua famiglia, è arrivato a Camini.
Adesso lo sguardo di entrambi sovrasta la piazza principale del paese, dove scorre la vita di tutti i giorni e si incontrano quotidianamente diverse culture. I bambini siriani giocano insieme a caminesi, i ragazzi eritrei lavorano nelle botteghe di artigianato e nelle imprese locali e le donne nigeriane utilizzano telai per produrre capi stupendi ereditando la vecchia arte della tessitura. Come se fosse la cosa più normale del mondo, e sicuramente lo è, esseri umani che si incontrano e condividono pezzi di vita, e fanno la spesa negli stessi negozi e ridono e parlano e si innamorano.
Nessuna differenza, nessun pregiudizio.
Mohamed l’altro giorno mi ha detto che quando è arrivato a Camini ha passato la prima notte “senza pensare a niente”. Senza preoccuparsi della guerra, senza temere di essere seppellito dalle macerie durante il sonno.
Rorò invece passava le sue estati a Camini, purtroppo a causa di una malattia non potrà più affrontare il lungo viaggio dalla Germania. Portare il suo sguardo sulla piazza mi sembrava un modo simbolico per farlo tornare al suo paese per un ultima volta.
La parete dove oggi sono affissi i loro occhi è quella del palazzo comunale, un segnale molto forte e per nulla scontato. Un edificio pubblico che si presta ad interventi di questo tipo è pura avanguardia.
In Calabria.
In un paese di poche centinaia di abitanti.

Adesso mi chiedo:
cosa ci spaventa?
Cosa ci fa credere che dall’incontro di culture diverse non possa che nascere bellezza?
Cosa permette ad una propaganda politica bieca e priva di qualsiasi fondamento di spezzare questi processi che non solo arricchiscono chi li vive, ma salvano paesi dallo spopolamento, permettono a ragazzi come Rorò di non emigrare e a tanti Mohamed di dormire notti serene?

Io la risposta a queste domande ce l’ho, e voi?!

Grazie Amnesty International – Italia per avermi voluto con voi.
Grazie Eurocoop Camini “Jungi Mundu” per tutto quello che fate e per come lo fate.
Grazie Pino Alfarano e tutta la tua giunta per avermi permesso di raccontare queste storie sulla facciata di “casa vostra”.
Grazie Mohamed, grazie Rorò.

L’amore vince, sempre.
Fatevene una ragione.