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Alessandro Tricarico
Fotografo
Salvatore, 11 anni, raccoglie legna secca nei boschi di Faeto.
Quello che resta del gregge di Pietro, 83 anni. Con gli anni nessuno dei suoi nipoti ha voluto continuare la sua attività, così il suo gregge diminuisce di anno in anno. Lui però ogni giorno, con il sole o con la pioggia, lo porta al pascolo.
Grazia, 81 anni, aspetta suo marito che torni dalla stalla. Alberona (958 abitanti) è il penultimo comune di Puglia con il reddito pro capite più basso.
Un coniglio nella sua gabbia sul retro di un’abitazione di Celle di San Vito. Alcune famiglie allevano animali da cortile in prossimità della propria casa, per abbassare il costo della vita e a causa dell’assenza di un emporio in paese.
A Faeto, 623 abitanti, una “donna pia” accompagna durante il venerdì santo la madonna addolorata all’incontro con Gesù morto. Visto l’esiguo numero di abitanti, il parroco locale ha aperto la partecipazione al trasporto della madonna, dapprima esclusivo per le ragazze nubili, alle donne sposate.
Statua nel centro di Panni. Questo comune contava oltre 5000 abitanti nel 1911, oggi ne sono meno di 850.
Una strada interna che porta a Celenza Valfortore. Vista la loro scarsa produttività e la difficoltà di macchinizzare la raccolta, i piccoli appezzamenti di terreno nel subappennino vengono abbandonati anno dopo anno. Complice anche il frazionamento ereditario tra decine di parenti.
Una casa rurale abbandonata sulla ss90, nei pressi di Savignano, al confine tra Puglia e Campania.
Giovanna, conosciuta in tutto il paese di Carlantino come “zia Nina”. I salumi ad asciugare in casa sono la normalità nelle abitazioni.
Interiora di maiale lasciate ad asciugare. L’uccisione dell’ultimo maiale coincide con la fine dell’inverno. Questo fa si che non ci siano mosche, riducendo il rischio di avere larve nella carne.
Nel subappennino dauno, negli ultimi 15 anni, sono sorte diverse centinaia di pale eoliche. A beneficio di ditte straniere e dei possessori dei terreni dove sono state impiantate, senza alcun processo partecipativo delle comunità locali.
Una pompa di benzina abbandonata sulla ss90.
Salvatore, Michele e Giovanni (12 anni) sono migliori amici. Sono originari di Faeto e parlano, oltre l’italiano, il francoprovenzale. Lingua che utilizzano fuori dal paese quando non vogliono farsi capire da altri ragazzi.
Una ragazza porta in processione la statua della Madonna durante il venerdì santo a Faeto (623 abitanti). Questo comune, insieme al limitrofo Celle di San Vito (162 abitanti), costituisce l’unica minoranza linguistica franco-provenzale dell’Italia meridionale.
Una porzione delle distese agricole che dal subappennino scende verso il tavoliere. Questo tipo di agricoltura non è più redditizia come quella in pianura, questo fa in modo che molti abbandonino le campagne lasciando terre incolte.
Il corpo di un maiale in attesa di essere ripulito dalle sue interiora. Molte famiglie sui monti dauni allevano animali per l’autosostentamento: dai conigli alle galline, dalle pecore ai maiali. Ogni uccisione di maiale è un pretesto per invitare parenti e vicini a festeggiare.
Un orsacchiotto tra i rifiuti ingonbranti, in un deposito addetto allo smaltimento sulle sponde della diga di Occhito.
Pietro, 83 anni. Alle sue spalle la diga di Occhito, il secondo invaso artificiale più grande d'Europa per capienza.
Un momento precedente dell’uccisione del maiale.
Un momento della scuoiatura del maiale con acqua bollente.
Il punto di incontro dei confini tra Puglia, Campania e Molise.
Una lettera di un emigrante, originario di Celle di San Vito, spedita dal Canada il 01/10/1940 e scritta in francoprovenzale. Il contenuto è struggente: ridotto alla fame, chiede ai figli rimasti in paese di aiutarlo con del denaro e dei vestiti, concludendo con “fate come vi sentite, meglio campare voi che siete giovani e morire io che sono vecchio”. L’emigrazione di massa ha inciso molto sullo spopolamento. Non sempre, però, le storie di migrazioni andavano a buon fine.
Michele, 44 anni, raccoglie legna nei boschi di Alberona per il falò che si terrà in onore di Sant’Antonio Abate. Festa molto sentita sui monti dauni.
Nicola, 47 anni. Originario di Carlantino, comune di 941 abitanti sulle sponde della diga di Occhito. Di mestiere faceva il cuoco, lavorando in diversi ristoranti italiani ed europei dall’età di 16 anni. L’amore per la sua terra d’origine legato ad una forte depressione, lo ha spinto a tornare a vivere a Carlantino. Oggi vive in una casa che ha costruito lui, senza acqua nè luce, in compagnia delle sue capre e delle galline.
I cacciatori trascinano il corpo della loro preda. In queste zone, da qualche anno, c’è un’emergenza per l’elevato numero di cinghiali. La colpa è anche dei cacciatori che, durante la chiusura della stagione venatoria, rifocillano quotidianamente la popolazione dei cinghiali, abituandoli alla presenza umana ed a un luogo preciso. Così che possano trovarli in quella zona durante l’apertura della caccia.
Domenico, 16 anni, ha lasciato la scuola per lavorare con il padre in una ditta di movimentazione terra. La moto a 2 tempi che guida nel paese di Alberona (958 abitanti) l’ha assemblata da solo.
Antonio, 12 anni, spala la neve davanti l’ingresso della casetta dove tiene i suoi due porcellini d’india: Spirit e Pioggia. Ci tiene che l’ingresso sia libero perchè Pioggia è incinta, così che lui possa andare a controllarla più volte al giorno.
Michele, 94 anni, abitante di Celle di San Vito (162 abitanti), guarda fuori dalla sua abitazione nell’unica via che attraversa il comune più piccolo di Puglia. In passato ha lavorato in fonderia in Canada per oltre 12 anni.
Il cimitero di Celle di San Vito ha un perimetro di appena 200 metri. L’età media dei paesi a rischio di spopolamento è di oltre 56 anni. Nelle altre città l’età media si abbassa a 42 anni.
Carlo e Sveva passeggiano nel centro di Celle di San Vito. Sono gli ultimi nati del paese, nel 2015. Prima di loro non ci sono state nascite per 7 anni (2008).
La sig.na Tecla, 78 anni, è l’ex maestra di Celle di San Vito. Sta andando in visita ad una sua amica, portando della legna come cortesia per scaldare il tempo che passeranno insieme.
Un gruppo di cacciatori scherzano a fine giornata, felici della buona riuscita della battuta di caccia.
La stalla di una piccola borgata. La guardiania dei greggi e delle masserie è affidata quasi esclusivamente a famiglie dell’est Europa.
Una vista notturna di Castelluccio da Celle di San Vito. Gli abitanti cellesi devono recarsi fin lì ogni volta che hanno una necessità, vista l’assenza nel loro paese di un semplice emporio.
La signorina Olga, 85 anni. Terza di sette fratelli è l’unica ad essere rimasta a vivere a Celle di San Vito. Data l’assenza di un medico in pianta stabile nel paese, è lei che si occupa di fare le punture prescritte agli altri anziani del paese.
Gioele, 12 anni, gioca con il telefono del padre. Lui è il penultimo nato di Celle di San Vito.
Un abitante di Carlantino porta a termine delle lavorazioni notturne del terreno in vista della semina del grano.
Momento conviviale a fine della battuta di caccia.
Pulizia del cinghiale nella masseria del caposquadra dei cacciatori.